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tpa

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Scritto - 02/07/2012 :  21:10:11  Vedi il profilo  Modifica il topic  Rispondi quotando  Vedi l'indirizzo Ip dell'utente  Cancella il topic
dal sito civicasrl.it


Invece di tagliare la tredicesima o i buoni pasto agli statali, la spending review potrebbe prendere di mira le progressioni orizzontali, elargite a piene mani e senza troppi controlli negli scorsi 10 anni, per ottenere risparmi sulla spesa di personale.

È evidente che il governo per reperire le risorse necessarie a scongiurare l'incremento Iva d'autunno agirà sul costo del personale pubblico, anche se il 52/2012 non assegna in alcun modo questo mandato al commissario Enrico Bondi.

Sembra che l'attenzione del governo, una volta scartato il tetto alle pensioni d'oro, si concentri su due elementi.

Il primo è la riduzione dei buoni-pasto di circa 2 euro, per riportarli alla soglia di 5,29 euro, esente da contributi ed Irpef. Una manovra che porterebbe al risparmio per la verità più che irrisorio di 10 milioni di euro.

L'altro elemento non è per nulla una novità: il taglio o la sospensione o il rinvio della tredicesima, già previsto dalla manovra ferragostana dello scorso anno, ma poi cancellato dalla legge di conversione. Segno che, alla fine dei conti, le idee dell'apparato restano sempre le stesse.

Non sono uscite stime di risparmio che deriverebbe dagli interventi sulla tredicesima. Se venisse soppressa del tutto, considerando che stando al Conto del personale 2010 il reddito medio lordo (compresi dirigenti e magistrati) dei dipendenti pubblici è di 34.000 euro, la tredicesima è mediamente di euro 2.615 lordi; moltiplicando per i 3.250.000 dipendenti pubblici, il risparmio sarebbe di circa 13.384 milioni.

Si risolverebbero i problemi della spending review, ma vi sarebbero conseguenze indirette da non trascurare. Una prima, sarebbe l'abbassamento del gettito dell'Irpef. La seconda, il calo certo di spese per acquisti a dicembre, del quale soffrirebbe il mondo del commercio, che si è già detto contrario anche alla riduzione dei buoni pasto. Senza considerare, poi, che molti dipendenti contando sulla tredicesima hanno previsto a dicembre la scadenza di rate per mutui e prestiti.

Una via di mezzo potrebbe consistere nella riduzione di qualche punto percentuale delle retribuzioni lorde. Un 5% in meno varrebbe circa 8.700 milioni. Considerando, tuttavia, il blocco della contrattazione, di per sé un'indiretta misura di riduzione degli stipendi rispetto al costo della vita, si potrebbe attivare una manovra meno invadente.

Come, per esempio, la cancellazione di uno dei passaggi di posizione economica, frutto dell'istituto della «progressione orizzontale», inizialmente previsto dai contratti collettivi come strumento selettivo per premiare i più capaci e impegnati, trasformato, invece, dalla contrattazione decentrata in un sostituto dell'abolita indennità di anzianità di servizio.

Secondo la Corte dei conti, nel solo comparto regioni enti locali tra il 2001 e il 2008 quasi tutti i dipendenti hanno fatto almeno due progressioni; nello stesso arco di tempo, la metà dei dipendenti del comparto ha anche ottenuto delle vere promozioni, con le oggi abolite progressioni verticali. Tutto ciò ha contribuito alla crescita del costo del lavoro pubblico superiore alla crescita delle retribuzioni private nel medesimo periodo.

Un riequilibrio, allora, della spesa (compito che sarebbe proprio della spending review) potrebbe porre rimedio all'eccessiva disinvoltura con la quale sono state concesse le progressioni orizzontali. Mediamente, nel comparto regioni-enti locali ogni aumento di stipendio costa 770 euro. Utilizzando questo parametro per tutti i dipendenti, compresi anche dirigenti e altri che non usufruiscono dell'istituto (già, per altro, interessati dal taglio del 5% della retribuzione se superiore a 90.000 euro e del 10% se superiore a 150.000) si potrebbe ottenere un risparmio di circa 2.500 milioni.

Si potrebbe osservare che in tal modo il legislatore prevaricherebbe il ruolo dei sindacati e della contrattazione, fonte del trattamento economico dei dipendenti pubblici.

È facile, tuttavia, osservare che il legislatore, mosso dalla situazione di emergenza, ha già più volte scavalcato la contrattazione, proprio col suo blocco e che anche il taglio ai buoni pasto o alla tredicesima avrebbe lo stesso difetto. C'è da prendere atto dell'errore di aver pensato che il lavoro pubblico potesse essere regolato solo dai contratti collettivi. La situazione di crisi dimostra che le politiche economiche non possono non tenere conto della spesa pubblica connessa al personale.

FONTE: ITALIA OGGI

Amedeo

tpa

390 Posts

Scritto - 03/07/2012 :  19:20:01  Vedi il profilo  Edit Reply  Rispondi quotando  Vedi l'indirizzo Ip dell'utente  Cancella la risposta
L'ipotesi di ricorrere a una deroga alla riforma Fornero per ridurre i perimetri occupazionali della Pa pre-pensionando dirigenti e dipendenti che hanno maturato i vecchi requisiti, dovrebbe garantire l'efficacia del provvedimento anche sulle Regioni, le Province, i Comuni, gli enti di ricerca e le università, le cui piante organiche non potrebbero viceversa essere amputate per decreto.

È uno dei "punti fermi" cui sarebbero giunti ieri i tecnici della Funzione pubblica dopo l'ennesimo incontro con i colleghi dell'Economia e un successivo vertice interministeriale. Una strada che consentirebbe di declinare subito, per l'intera Pa, la riduzione strutturale del 20% delle dotazioni organiche dei dirigenti (che potrebbe essere praticata subito) e del 10% dei dipendenti dei vari comparti (che seguirebbe in una seconda fase).

Il "pacchetto statali" si completa con tutte le misure finora anticipate: il tetto sui buoni pasto, i permessi, i distacchi, le consulenze e (forse) anche gli incarichi dirigenziali a contratto, per concludere con le consulenze e le auto blu.

Altro punto fermo del decreto che si va stabilizzando in vista del Consiglio dei ministri di fine settimana riguarda la sanità. In questo settore di spesa si prevede una stretta per l'acquisto di beni e servizi sopra quota di asl e ospedali e i nuovi tetti sulla spesa farmaceutica, con la conferma anche dell'adozione di prezzi di riferimento per le forniture principali.

Il controllo sugli acquisti è l'altro cuore del provvedimento messo a punto dal commissario Enrico Bondi e che punta su una razionalizzazione degli acquisti della Pa con il passaggio al «metodo Consip» generalizzato, mentre oggi la «spesa presidiata» di questa società del Mef non supera un terzo del totale. Ieri fonti di palazzo Chigi confermavano anche l'intervento di ridisegno della geografia giudiziaria con il taglio di 33 Tribunali, 37 Procure e 220 sezioni distaccate, anche se si tratta di uno dei dossier su cui si concentrano le tensioni maggiori da parte della maggioranza parlamentare che ha già bloccato il taglio di 674 uffici dei giudici di pace decisi a gennaio.

Altro intervento pronto e ora al vaglio politico finale è quello sulle province. Dovrebbero esserne cancellate almeno 42 su 107. Il taglio però potrebbe essere più pesante.

A scomparire dovrebbero essere tutte quelle prive di almeno due dei tre criteri fissati dai tecnici: popolazione oltre i 350mila abitanti; estensione superiore ai tremila chilometri quadrati; presenza di almeno 50 municipi.

Masi valuta anche l'ipotesi di arrivare a una sessantina, convincendo le Regioni a statuto speciale e inglobando le io città metropolitane. L'altra operazione «già chiusa», stando alle conferme circolate ancora ieri, riguarda poi il giro di vite sulle società interamente controllate dallo Stato. Con la riduzione a soli 3 membri dei consigli di amministrazione di tutte le società non quotate il Governo procederà al taglio di circa il 3096 delle attuali poltrone.
E il conto potrebbe essere anche più elevato se si considera che la stretta prevede che almeno due dei tre consiglieri siano nominati tra il personale interno dell'amministrazione vigilante.

Solo il presidente potrà arrivare dall'esterno. A queste società verrà chiesto poi di adeguarsi ai limiti di assunzioni già in vigore per le amministrazioni vigilanti, così come di sterilizzare ai valori 2011 le buste paga dei dipendenti. A completare il quadro ci sarebbe infine la messa in liquidazione di tutte le società "in house" che svolgono servizi esclusivamente per l'amministrazione vigilante.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

Amedeo
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tpa

390 Posts

Scritto - 03/07/2012 :  19:21:31  Vedi il profilo  Edit Reply  Rispondi quotando  Vedi l'indirizzo Ip dell'utente  Cancella la risposta
C'è preoccupazione anche tra le autonomie locali per la possibile sforbiciata in arrivo con la spending review all'esame del governo. Oggi, dalle 11.00, dopo le parti sociali, è a Palazzo Chigi la volta di Regioni, Province e Comuni. È in programma per questa mattina, infatti, a Palazzo Chigi, il vertice tra i rappresentanti delle Autonomie locali e il Governo sulla spending review. Al tavolo con il premier Mario Monti siedono, per l'esecutivo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, il commissario Enrico Bondi, i ministri della Salute Renato Balduzzi, della P.a. Filippo Patroni Griffi, dello Sviluppo economico Corrado Passera, degli Affari regionali Piero Gnudi e per i Rapporto con il Parlamento Piero Giarda. Tra i governatori presenti i presidenti della Lombardia Roberto Formigoni, del Lazio Renata Polverini, della Toscana Enrico Rossi, della Basilicata Vito De Filippo e l'assessore al Bilancio della Lombardia e coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni Romano Colozzi. Per i sindaci guidano la delegazione il presidente dell'Anci Graziano Delrio e il presidente del Consiglio nazionale dell'Anci Gianni Alemanno mentre per le Provincie partecipano all'incontro i rappresentanti dell'Upi. È stato posticipato, invece, alle 13, l'incontro previsto inizialmente alle 9 tra l'esecutivo e le parti sociali.

L'ipotesi di tagli sulla sanità, che potrebbero arrivare a 1,2 mld di euro sul 2012, mette in allarme i governatori che, ormai da settimane, chiedono venga sbloccato il riparto del fondo sanitario nazionale 2012 da 108,8 miliardi di euro su cui avevano sancito, a febbraio scorso, l'intesa. Le Regioni, ha detto il presidente della Campania, Stefano Caldoro, «non si sono mai sottratte, anzi nelle varie manovre sono quelle che hanno pagato in termini quantitativi e percentuali il prezzo più alto. Si può intervenire dove è possibile, ma toccare il welfare e in particolare la sanità è veramente molto difficile». Da sciogliere, inoltre, resta anche il nodo trasporto locale: dopo l'accordo da 1,6 mln di euro, raggiunto con il governo per il 2012, i governatori aspettano l'erogazione effettiva delle risorse. Sul tavolo anche i possibili tagli al pubblico impiego: potrebbe essere data alle Regioni la possibilità di favorire una diminuzione del personale del 10% attraverso i prepensionamenti.

In ballo c'è anche la riforma delle Province. A una forte riduzione degli enti si dovrebbe poi aggiungere un taglio alle società delle regioni e agli enti strumentali, oltre a un riordino delle prefetture. «La spending review è un'operazione di riqualificazione della spesa necessaria su cui c'è piena disponibilità di ciascuno a fare la propria parte. Cosa diversa è se si trasforma nell'ennesima manovra di tagli alle Province e agli Enti locali», ha già avvertito il presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione. Nuovi pesanti tagli vorrebbero dire, ha proseguito il leader dell'Upi, «mandare in dissesto le Province e gli enti locali, e con essi tutti i servizi che queste istituzioni assicurano ai cittadini, dalla manutenzione delle strade alla messa in sicurezza delle scuole, dal trasporto pubblico alle politiche per l'ambiente e il territorio». A chiedere che la «spending review incida in primo luogo sulla spesa delle amministrazioni centrali e statali perché in questi anno gran parte dei tagli sono stati fatti a carico di Regioni, Province e Comuni» è stato il sindaco di Torino, Piero Fassino ricordando che tutti i Comuni hanno già messo in essere «autonomamente delle spending review».

È «innegabile» che la pubblica amministrazione «necessiti di un profondo lavoro di efficientamento e di razionalizzazione», vista la scarsità di risorse. Lo afferma il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel corso di un'audizione in commissione Finanze alla Camera. In questo quadro si colloca la decisione di «ricondurre in un'unica struttura molteplici articolazioni». «Noi come Mef -spiega Grilli- abbiamo una moltiplicazione di strutture territoriali. Sembra che non sia più sostenibile che lo Stato e il ministero possano riuscire a gestire, e permettersi costi, di molteplici strutture sul terrotorio, che invece devono essere razionalizzate e usate per usi simili e anche differenti». Il Mef, ricorda Grilli, «aveva una struttura territoriale, una ragioneria, il tesoro, l'Agenzia delle entrate, delle dogane, del territorio e del demanio. Queste 6-7 reti territoriali secondo noi non sono più giustificate né abbiamo la possibilità di sostenerle».

«Razionalizzare gli uffici del territorio e delle entrate - sottolinea Grilli - con un unico ente territoriale che possa svolgere in maniera efficiente un più ampio controllo di verifica delle entrate a 360 gradi, secondo noi è il punto indispensabile». (Roberta Scammacca)

martedì, 03 luglio 2012

Amedeo
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