Il 31 dicembre di quest'anno saranno soppressi gli Aato, le Autorità d'ambito territoriali ottimali. Dopo alcuni rinvii e altre proroghe, diventa operativo una norma del decreto per la razionalizzazione della spesa voluto dall'ex ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ad adeguarsi dovranno essere soprattutto le regioni, alle quali spetta prevedere strumenti sostituivi degli Ato, per l'affidamento del Servizio idrico.
In Italia rimane aperto per l'acqua, e legato comunque al versante degli investimenti, il nodo della depurazione, che rischia di diventare un problema 'economico', oltre che ambientale e sanitario. Sulle spalle il nostro Paese porta infatti la sentenza di condanna della Corte di Giustizia Ue (del 19 luglio scorso) per il mancato adeguamento per impianti di depurazione e reti fogniarie. La soppressione degli Ato - che decidono dell'affidamento del Servizio idrico e sui Piani d'Ambito (programmazione e investimenti) - porterà a formule diverse per ogni regione. Nella sostanza il quadro è dominato dalla trasformazione degli Ato in organi che abbracciano aree simili ai territori delle province, oppure in un ente che ricade all'interno di una struttura regionale. Le funzioni rispecchiano più o meno quelle precedenti.
Se le regioni non provvedono alla sostituzione degli Ato è previsto che subentri il potere di deroga dello Stato. Ma nel capitolo acqua un posto di rilievo lo occupa l'ambito della depurazione che per via di una procedura di infrazione, arrivata poi a condanna, ci espone al rischio di dover pagare una sanzione pecuniaria piuttosto pesante: una cifra immediata tarata sulla base del Pil del nostro Paese, più un cifra che può arrivare fino a circa 715.000 euro al giorno per ogni giorno di ritardo, e veder negare i finanziamenti dall'Europa.
Le aree bocciate dall'Europa sono oltre 100 (agglomerati superiori ai 15.000 abitanti, che scaricano in aree 'normali'). Nei luoghi finiti sotto scacco la depurazione non funziona come dovrebbe; per la commissione Europea «la mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento comporta rischi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino». E, come se non bastasse, sempre sulla depurazione, l'Italia è stata deferita alla Corte Ue per le zone con oltre 10.000 abitanti, che scaricano in aree 'sensibili'. |