La procedura di dichiarazione di dissesto è positiva per i Comuni. A dirlo, in un editoriale sul Sole 24 Ore, è Antonio Lepre. "Il dissesto – afferma il magistrato napoletano - è un istituto saggio che, per il bene delle finanze pubbliche, andrebbe valorizzato e non già aggirato.
Esso consente all'ente di continuare ad esistere, ma nel contempo prevede una gestione commissariale dei pagamenti dei creditori, relegando gli organi comunali/provinciali alla gestione dell'ordinario, secondo peraltro criteri molto rigorosi. Si ottiene così il duplice effetto di consentire all'ente di continuare ad esistere, impedendo però agli amministratori negligenti di perseverare nella gestione delle ingenti risorse economiche predisposte per consentire il riordino contabile. Il che ovviamente è peraltro la più incisiva delle sanzioni: la perdita, cioè, di gran parte del potere. Il decreto legge 174/012 si affanna, invece, ad evitare proprio questo, consentendo che quegli amministratori possano continuare nella gestione delle risorse, ancorché secondo parametri e controlli predeterminati".
Secondo Lepre, infatti, il decreto legge 174/2012, che ha introdotto il cosiddetto "piano di rientro finanziario pluriennale", consentendo agli enti locali in crisi di beneficiare di denaro pubblico in presenza di un piano di razionalizzazione contabile non salvaguarda le finanze pubbliche perché "nonostante il dissesto virtuale, la classe dirigente locale non sarà estromessa dalla gestione delle risorse necessarie per ripianare i debiti" e nel contempo la burocrazia aumenterà perché "si dovranno prevedere organi di controllo con conseguenti poteri clientelari di nomina e costi ulteriori" |