“Questo patto di stabilità è stupido e perciò non lo rispetteremo”. E’ quanto ha annunciato il sindaco di Torino, Piero Fassino, nel corso della conferenza stampa di fine anno.
Il primo cittadino torinese dà così seguito all’annuncio che più volte aveva accarezzato, criticando in ogni sede le attuali regola imposte dal PSI. “Per quanto sia assurdo – aveva detto nel corso di uno dell’ultimo Consiglio nazionale dell’Anci – fatti due conti conviene sforare il Patto di stabilità e farsi carico di eventuali sanzioni, piuttosto che paralizzare la città”.
L’annuncio di Fassino, che così lancia un segnale al governo per la riforma del Patto, rappresenterebbe così, paradossalmente, l’annuncio di una misura anticiclica, in un momento di forte recessione. La decisione di sforare il Patto, secondo alcune stime, permetterà infatti al Comune di non tagliare servizi ai cittadini per 125 milioni e di non dilazionare pagamenti alle imprese per 200 milioni. “Rispettare i limiti ci avrebbe costretti a infierire un colpo durissimo al sistema economico della città - spiega Fassino -. Con questa scelta invece a fine anno pagheremo alle imprese 450 milioni, offrendo loro una boccata d'ossigeno”. Rispettare i vincoli adesso avrebbe voluto dire, per il sindaco, rispettare “un meccanismo che non distingue chi spende da chi investe, mettendo così sullo stesso piano città come Torino e Catania”.
Le conseguenze della violazione del patto per Torino potrebbero essere la riduzione del 3% ai trasferimenti statali (circa 30 milioni di euro), il divieto di contrarre mutui, il blocco alle assunzioni e la riduzione del 30% delle indennità degli amministratori (assessori, consiglieri e sindaco).
Il quotidiano La Stampa, che per primo aveva dato risalto all’annuncio di Fassino, sottolinea a cneh il dibattito tra i sindaci che si è aperto dopo l’annuncio del primo cittadino del capoluogo sabaudo: “Da una parte i sindaci di tutta Italia, in blocco contro le norme capestro che strangolano le città e le imprese; dall’altra mezzo governo impegnato a confermare che nei prossimi mesi le regole verranno riviste”. E’ lo stesso Fassino a rendere noto che “autorevoli esponenti del governo hanno riconosciuto che il problema di una revisione dei meccanismi che regolano il patto esiste, e si sono detti d’accordo sulla necessità di discutere al più presto delle modifiche da apportare”.
Inoltre, altri sindaci sembrano decisi ormai a seguire il collega torinese nella scelta: Piercarlo Fabbio, primo cittadino di Alessandria, ha già annunciato lo sforamento del vincolo di stabilità sull’onda di quanto deciso da Torino. E quasi tutte le grandi città ieri si sono accodate al grido di dolore lanciato da Fassino: “Ha assolutamente ragione”, spiega il sindaco di Genova Marta Vincenzi. “È una fortissima richiesta che viene da tutti, una battaglia comune portata avanti dall’Anci. Spero che il governo possa in qualche modo recepirla, anche se è molto difficile”. A Roma, Gianni Alemanno si dice fiducioso in una revisione delle regole: “Entro l’anno prossimo deve essere completata la trattativa sul patto di stabilità, così da avere dei vincoli più larghi che ci permettano di proseguire tutti i cantieri che sono in corso”.
Come Torino, che ha sborsato 450 milioni per pagare imprese e fornitori, anche Roma ha scelto di rispettare tutti gli impegni. “Abbiamo sostenuto e pagato con circa 345 milioni di euro tutte le opere pubbliche in scadenza”, annuncia Alemanno. “Faremo di tutto per garantire che i cantieri vadano avanti. Guai a fermarli. Troveremo le risorse e il modo per farlo, ma se il patto di stabilità verrà rivisto, sarà più facile”. (mv)
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