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tpa
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Scritto - 22/11/2011 : 10:58:10
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tratto dal sito www.anci.it
Il ripristino tout court dell'Ici prima casa certificato a Bruxelles dall'ex ministro Tremonti vale 3,5 miliardi. Cui si potranno aggiungere i 3 miliardi della compartecipazione Irpef e i 3,5 miliardi della cedolare secca. Il Sole 24 Ore nell’edizione odierna focalizza l’attenzione sulle possibili mosse del governo Monti sul fisco. Il giornale confederale ipotizza più Irpef e cedolare secca che dovrebbero andare nelle casse dell’Erario, mentre ai sindaci andrebbe il prelievo sull’abitazione.
A prescindere dalla strada che il Governo vorrà seguire - sottolinea il quotidiano di Confindustria – per rivedere l'imposizione sugli immobili, il ritorno di un prelievo sulla prima casa finirà comunque nelle casse dei Comuni. Il decreto sul fisco municipale infatti attribuisce espressamente il gettito dei tributi "immobiliari" ai sindaci. Ma lo Stato potrà rivalersi riducendo le risorse che, proprio in virtù di quel Dlgs, è tenuto a girare ogni anno ai municipi. A cominciare dalla compartecipazione all'Irpef - destinata con il correttivo del Federalismo già presentato a sostituire quella all'Iva - e alla cedolare secca (il prelievo sostitutivo dell'Irpef sulle locazioni) che per i primi due anni è fissata al 21,7% e 21,6%, ma dal 2013 in poi potrebbe anche salire fino al 100 per cento.
Dieci miliardi da utilizzare per cancellare gran parte dell'ipoteca con cui il governo Monti ha iniziato il suo mandato, ovvero i 20 miliardi da recuperare (4 per il 2012 e 16 per il 2013) per centrare il pareggio di bilancio con l'attuazione della delega fiscale o ricorrendo al paracadute del taglio delle agevolazioni fiscali. Quindi le esigenze di cassa che coincideranno con l’equità, come più volte sottolineato dal nuovo premier incaricato. Principio che potrà essere rispettato puntando forte sulla progressività del prelievo. Per garantirla, - per il giornale economico-finanziario – le strade percorribili sono più d'una.
Si potrebbe sfruttare la leva della detrazione sulla prima casa diversificandola o in funzione del valore del patrimonio, o in funzione del reddito.
Oppure la reintroduzione di un prelievo progressivo sulla prima casa potrebbe consistere nella possibilità di introdurre aliquote differenziate (dell'Ici oggi e dell'Imu poi) in funzione del valore catastale dell'immobile e dunque legando il prelievo al patrimonio accumulato negli anni dal contribuente.
La terza via potrebbe poggiare, invece, su aliquote diversificate in funzione del numero degli immobili posseduti dal contribuente: ad esempio un'aliquota base del 6 per mille sulle prime case che potrebbe essere elevata al crescere degli immobili posseduti (+0,2 per mille, +0,4 per mille e così via). |
Amedeo |
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tpa
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Scritto - 22/11/2011 : 10:58:57
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Un ritorno all’Ici sulla prima casa? E’ discutibile, ma a patto che una parte di quegli introiti possano favorire gli investimenti nei Comuni con i bilanci in attivo”. Lo afferma il presidente della Commissione finanza locale dell’Anci, Franco Floris, al termine della riunione di oggi.
Floris manifesta “fiducia nel nuovo governo Monti, un governo fatto di tecnici e che per questo speriamo riuscirà finalmente a comprendere e ascoltare le nostre proposte per la crescita, in modo da svincolare finalmente le moltissime risorse che i Comuni hanno a disposizione ma non possono utilizzare”.
La Commissione ripropone dunque “una modifica del patto di stabilità, che è fallito in tutti i suoi obiettivi, e una modifica della legge di stabilità, perché i saldi richiesti ai Comuni per il 2012 sono improponibili e insostenibili: serve piuttosto – afferma Floris – una revisione che ci consenta di far ripartire gli investimenti, ovvero di far ripartire la crescita, i pagamenti alle imprese, l’occupazione nei territori”.
Sulla revisione del Patto Floris riprende la proposta del ministro Giarda, già esposta nel corso dell’Assemblea annuale dell’Anci, per affermare che “si tratta sicuramente di una proposta migliorativa, che va incontro ad alcune esigenze come quelle degli investimenti. E’ fondamentale – afferma Floris – che anche ai Comuni si richieda il saldo zero nei bilanci. Quei Comuni che sono in passivo devono recuperare, certo, ma a quelli i cui bilanci risultino in attivo deve essere consentito di investire”.
Ma investire vuol dire produrre debito, obietterebbe qualcuno. Ed è qui che entra in campo la proposta di Floris sull’Ici: “Bene introdurla anche sulla prima casa, ma a patto che una parte di quegli introiti, almeno 800 milioni, possa essere utilizzata per favorire la crescita e coprire parte del debito dei Comuni virtuosi che decidono di far ripartire gli investimenti”. |
Amedeo |
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