Dal sito www.ufficiofinanziario.it
In questo periodo, molte Ragionerie dei Comuni stanno raccogliendo i dati e le informazioni per poter redigere la prima bozza di bilancio dell‘anno 2012.
Con le manovre dell‘estate 2011 è ormai dominio di tutti che non si tratta di un solito bilancio, ma che dovranno essere prese delle decisioni di programmazione importanti in relazione alle minori risorse disponibili.
Qui di seguito si affrontano le problematiche dei Comuni con più di 5.000 abitanti (per i comuni minori vi sarà un successivo commento).
Innanzitutto occorre quantificare i volumi delle risorse disponibili; ciò in molti casi può essere fatto solo in via del tutto presuntiva. Ad esempio per il calcolo del taglio dei trasferimenti erariali non sono ancora stati emanati i criteri di virtuosità degli enti, per i quali si attendono novità in sede della prossima legge di stabilità.
Vige, pertanto, il taglio lineare previsto nell‘ipotesi di mancato accordo in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali.
Per il calcolo del taglio dei trasferimenti per ciascun ente, stimato nella misura del 67% del taglio dell‘anno 2011, di cui al DM9/12/10(GU n. 292 del15/12/10), si rinvia al precedente commento del16/8/2011nel quale si allegava anche un foglio elettronico.
Vi sono comunque altre partite ancora aperte; ad esempio le cosiddette "fiscalizzazioni" quali quelle dell‘addizionale dell‘energia elettrica e dell‘Iva sul servizio trasporto pubblico locale; per queste, non si capisce ancora bene se produrranno un ulteriore mancato introito nei bilanci dei Comuni oppure no.
Ci sono poi i tagli dei costi della politica per i Comuni che andranno alle elezioni nel 2012 (art. 2, c.183, L. 191/09).
In aggiunta al taglio dei trasferimenti si deve considerare anche "lo sforzo" richiesto ai fini del patto di stabilità interno, ovvero il miglioramento del saldo obiettivo previsto per il 2012 rispetto a quello del 2011, già oggetto di pesanti "sforzi" negli anni precedenti.
(il termine "sforzo", ad avviso dello scrivente, dà molto l‘idea della difficoltà delle azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi)
Come noto non si tratta di un taglio di risorse vero e proprio, però, fermo restando il meccanismo particolarmente complesso, comporta una contrazione dei pagamenti degli investimenti a parità di altre condizioni.
Il problema reale e centrale consiste comunque nell‘entità del miglioramento del saldo fissata per la maggiorparte dei casi ad un livello troppo alto rispetto alle reali potenzialità di manovra degli enti locali; in effetti, molti comuni si trovano nella situazione di non poter rispettare gli obiettivi anche alzando al massimo la loro leva fiscale.
Quindi rimangono sostanzialmente due strade; la prima, consiste nell‘alienare i propri beni (se vi sono); scelta che comunque dipende dall‘esistenza di compratori disposti a pagare prezzi adeguati, cosa di questi tempi certamente non facile.
La seconda, concerne le riduzioni delle spese; anche in questo caso sono scelte difficili da porre in atto. Qui bisogna distinguere altri due casi: le spese correnti, che vanno ridotte in termini competenza e le spese di investimento che vanno ridotte in termini di pagamenti (ai fini del patto di stabilità). Questi ultimi, però, dipendono anche dal volume degli impegni origirariamente assunti e dal momento in cui occorre liquidare le spese a fronte di regolari stati di avanzamento lavori e fatture.
Pertanto non è facile ridurre i pagamenti delle spese in conto capitale ed a volte la la manovra di ridurre o azzerare i nuovi investimenti non basta.
Poi c‘è anche un altro aspetto un po‘ paradossale: ai fini del patto di stabilità, le riscossioni dei contributi in conto capitale pesano in modo uguale all‘aumento del prelievo tributario o alla riduzione delle spese correnti (ovvero riduzioni di servizi pubblici). Ma è evidente che il peso "politico delle alternative testè menzionate è ben diverso ed è anche evidente, in questi casi, chesi dipende dalla volontà di soggetti esterni (il più delle volte dalla Regione o dallo Stato) che a loro volta ritardano e non offrono alcuna garanzia sui tempi di erogazione di contributi già assegnati.
In questo scenario, molti enti nel 2012 si troveranno in una situazione finanziaria grave, contraddistinta da un ulteriore miglioramento del saldo ai fini del patto di stabilità che, a parità di ogni altra condizione, va ad azzerare la capacità di pagamento nel tit. 2 di spesa (investimenti).
La situazione prospettata è palesemente insostenibile, per cui si dovranno effettuare manovre adeguate alle necessità di onorare gli impegni già presi; ad esempio, per i pagamenti degli stati di avanzamento lavori di opere già (legittimamente) impegnati negli anni precedenti, in momenti in cui non si pensava di certo ad un inasprimento dello "sforzo" come invece si è rilevato quello degli ultimi anni.
Qui entra in gioco l‘abilità della Ragioneria e la capacità di previsione degli uffici tecnici, poichè l‘entità della manovra da fare dipende innanzitutto dall‘attendibilità delle previsioni dei pagamenti delle opere pubbliche.
Che fare in tali condizioni? Fra le azioni possibili si ricordano le seguenti, a mero titolo di esempio:
- aumentare l’aliquota dell’addizionale Irpef (possibile l’aumento fino a 0,8).
- alienare beni patrimoniali; questa manovra ha comunque un effetto limitato perché consente margini di spesa solo nell’anno in cui si verifica la relativa riscossione.
- non assumere più alcun mutuo perché finanzia ulteriore spesa aggravando la situazione sopraindicata.
- non utilizzare l‘avanzo di amministrazione se non per effettuare operazioni di estinzione anticipata dei debiti pregressi.
- riduzione delle spese facoltative o le spese per servizi non essenziali.
- rivedere in diminuzione i contratti di servizio relativi alle manutenzioni, ai consumi riducendo i costi a carico del Comune.
- rallentare (ove possibile) i pagamenti in conto capitale.
- recuperare tutte le possibili maggiori entrate.
- effettuare scelte organizzative rivolte alla drastica riduzione dei costi interni ed eventuali riorganizzazioni di servizi esternalizzati.
- avviare quanto prima progetti della lotta all’evasione, beneficiando dei maggiori introiti spettanti al 100% ai Comuni.
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