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vincenti
1029 Posts |
Scritto - 22/09/2011 : 10:48:41
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Un ruolo sempre più determinante affidato alla Corte dei Conti, e sanzioni pesanti per politici e funzionari giudicati inadempienti. E’ quello che risulta dal combinato disposto della manovra estiva e del cosiddetto decreto “premi e sanzioni”, come spiega Il Sole24Ore di oggi.
E’ proprio la Corte dei Conti, ad esempio, a stabilire i casi in cui il rispetto del Patto di stabilità sia stato raggiunto attraverso meccanismi elusivi: in questi casi la sanzione prevede il taglio fino a 10 indennità per gli amministratori, e fino a 3 mensilità per i responsabili dei servizi.
Le sanzioni più dure riguardano naturalmente i casi di dissesto. Nel caso in cui i magistrati contabili avvertano situazioni di allarme, sono essi stessi a indicare un termine entro il quale adottare le misure in grado di evitare il default. Alla scadenza del termine, senza che si sia provveduto, la palla passa al Prefetto, che entro i 30 giorni successivi avvia l’ente sulla strada del dissesto. Se la Corte dei Conti individua poi particolari responsabilità per gli amministratori, nei casi di default, la pena consiste nell’impossibilità per 10 anni di assumere le cariche di assessore, revisore o rappresentante dell’ente nei cda degli organismi partecipati. Per sindaci e presidenti di Provincia, inoltre, scatta anche l’incandidabilità decennale a qualsiasi tipo di elezione. |
g.vincenti |
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oliviero.tidu
48 Posts |
Scritto - 22/09/2011 : 11:09:31
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| Mi sembra però che quando si parla di dissesto dobbiamo rivedere i nostri concetti. La maggior parte dei comuni non rischiano più il dissesto (come tecnicamente definito), rischiano piuttosto di avere una situazione finanziaria "florida" e di non poter far fronte ai pagamenti per via del patto. Vero è che con le sanzioni nel giro di pochi anni si può arrivare al dissesto ma se, per ipotesi, un comune non potesse chiudere legittimamente il bilancio perchè no in grado di rispettare a preventivo il patto, che cosa si configura? |
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85st
648 Posts |
Scritto - 22/09/2011 : 20:01:58
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PREMI E SANZIONI: RESPONSABILITA' GRAVOSE NEI COMUNI.
Rafforzamento delle sanzioni per chi sfora il Patto di stabilità, e più responsabilità per gli amministratori ma anche per i funzionari che si allontanano dai sentieri della sana gestione o addirittura arrivano a provocare il dissesto dell'ente. È il quadro che emerge dal "doppio passo" determinato dalla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del decreto legislativo 149/2011 su premi e sanzioni per Regioni ed enti locali e dalle manovre estive, che tra le tante misure rivolte a Comuni e Province contemplano anche il taglio fino a dieci indennità per gli amministratori e a tre mensilità per il responsabile del servizio finanziario quando l'ente rispetta gli obiettivi del Patto di stabilità solo grazie a meccanismi elusivi accertati dalla Corte dei conti.
Proprio alla magistratura contabile viene assegnato un ruolo sempre più da regista nei tentativi di repressione delle esperienze di contabilità allegra, tanto più che le pronunce delle sezioni regionali di controllo superano il valore semplicemente di indirizzo per diventare determinanti nell'applicazione delle sanzioni. Le conseguenze più pesanti, com'è naturale, intervengono nei casi di dissesto dell'ente, fenomeno rarissimo negli ultimi anni perché non "conveniente" dopo il tramonto dei ripiani statali (solo 36 su 448 l'hanno fatto dopo la riforma del Titolo V) che però la nuova normativa prova a rendere più stringente.
Il meccanismo parte proprio da un esame della Corte dei conti, che può anche seguire le verifiche avviate dalla Ragioneria generale dello Stato quando si accendono determinate spie di allarme (si veda anche il grafico qui accanto). I magistrati contabili indicano un termine entro il quale il consiglio dell'ente deve adottare le misure in grado di evitare il default. Trascorsa senza successo la scadenza fissata dalla Corte, entra il campo il Prefetto che, dopo 30 giorni, avvia inevitabilmente l'ente sulla strada del dissesto. Alzare bandiera bianca può far detonare la moltiplicazione delle sanzioni nei confronti degli amministratori coinvolti: anche in questo caso, la parola più pesante tocca alla Corte dei conti (in questo caso le sezioni giurisdizionali).
Quando i magistrati individuano negli amministratori una responsabilità per danni od omissioni che hanno portato al dissesto, nei confronti degli interessati si chiudono per dieci anni le porte verso un incarico da assessore, revisore o rappresentante dell'ente nei cda degli organismi partecipati. Per sindaci e presidenti di Provincia nella stessa situazione, poi, scatta anche l'incandidabilità decennale in qualsiasi tipo di elezione, dalle comunali alle europee. La griglia rafforzata delle responsabilità abbraccia anche i revisori dei conti, sempre attraverso il passaggio presso la Corte. Quando la magistratura contabile li riconosce responsabili di non aver vigilato a dovere, o di non aver trasmesso (o aver trasmesso in ritardo) le informazioni che avrebbero potuto far risuonare l'allarme, anche i guardiani dei conti vengono colpiti dall'espulsione decennale che impedisce loro di far parte di altri collegi di revisione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE |
Valeriana |
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