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vincenti

1029 Posts

Scritto - 21/06/2011 :  11:52:50  Vedi il profilo  Modifica il topic  Rispondi quotando  Vedi l'indirizzo Ip dell'utente  Cancella il topic
Dal sito ANCI

Pubblichiamo il testo dell’articolo apparso oggi su Il Fatto quotidiano, in cui il vicepresidente dell’Anci Graziano Delrio riprende e commenta le proposte di rimodulazione del Patto di stabilità interno:

“Fa piacere che se ne siano accorti anche i politici". Graziano Delrio, vicepresidente dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) con deleghe alla finanza locale, nonché sindaco di Reggio Emilia in quota centrosinistra, mette subito i puntini sulle i rispetto all'invito che Umberto Bossi ha lanciato domenica da Pontida al Ministro del Tesoro per una revisione del Patto di stabilità interno. Lo strumento, cioè, attraverso cui lo Stato fissa gli impegni che gli enti territoriali devono rispettare per contribuire a raggiungere gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita con l'Europa.

"Gli sprechi vanno cercati altrove: la spesa dei Comuni in questi anni è calata, mentre per esempio quella delle amministrazioni centrali tra il 2005 e il 2009 è salita di una trentina di miliardi", prosegue ricordando come da tre anni ormai l'Anci si batte per "evitare i danni di cui i politici si stanno accorgendo ora". Danni come una depressione del 15% annuo degli investimenti certificata dall'Istat: "È stata colpita la spesa produttiva, quella che crea lavoro. E per ricominciare a crescere bisogna ripartire da qui", sottolinea. Quindi la revisione del patto per gli enti locali è realmente possibile? Tecnicamente sì, come spiega Delrio: "Nel 2010 il sistema dei Comuni ha complessivamente restituito allo Stato circa 2,5 miliardi in termini di risparmi, quasi uno in più rispetto agli obiettivi fissati. Se il surplus ci venisse ‘restituito’ si potrebbe ripartire, ma manca l'autonomia reale".

La richiesta è semplice e immutata rispetto al passato: che i Comuni virtuosi, cioè quelli che rispettano gli obiettivi di risparmio, possano quanto meno reinvestire. A patto che siano rispettati pochi parametri da concertare e non certo "da far decidere burocraticamente a Roma". Tanto più che alcuni enti hanno in cassa avanzi che non possono spendere e le conseguenze sull'economia locale non sono da poco. "Pe r esempio io potrei aver impegnato una determinata somma nel 2008 per un lavoro pubblico di lunga realizzazione, ma nel 2010, nonostante la presenza di denaro nelle casse del Comune, il patto avrebbe potuto impedirmi di effettuare esborsi superiori ad una certa cifra congelando i pagamenti alle imprese spiega - Nessuno vuole darsi alle spese allegre, ma semplicemente poter usare i soldi che ci sono per poter pagare le imprese che ci fanno i lavori". Non sono pochi gli enti che di fatto hanno congelato quasi tutte le cosiddette spese produttive. Ovvero che, mentre sono alle prese con la quadratura del cerchio per far fronte agli impegni già presi col tessuto produttivo senza sforare i parametri imposti da Roma, non trovano altra soluzione che girare i debiti verso le imprese alle banche, che se ne fanno carico in cambio di salatissimi interessi, innescando così un circolo decisamente vizioso se non dannoso. Bossi insomma ha colpito nel segno cavalcando l'onda del malcontento dei comuni virtuosi.

Non si può dire lo stesso del delfino Roberto Maroni, che domenica è saltato subito sul carro al suon di "bene ha fatto Umberto a dire di rivedere il Patto di stabilità, soprattutto per le spese sulla sicurezza perché i sindaci hanno il diritto di investire per la sicurezza dei propri cittadini". Forse però il Ministro ha dimenticato che la sicurezza è di competenza dello Stato. E che, come conclude Delrio, per gli enti locali "la sicurezza è per esempio togliere l'edilizia scolastica e le opere infrastrutturali più strategiche dal patto di stabilità".

g.vincenti
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