Meditate, cari colleghi, sulla casta dei segretari comunali:
Italia Oggi 5/02/2008
Segretari, rogiti fantasma. E ricchi
Per i segretari comunali rogiti fantasma pagati a peso d'oro. Ma non per tutti. Solo per i segretari che i rogiti non li fanno. Perché da anni hanno lasciato le sedi di appartenenza per prestare servizio presso l'Agenzia autonoma di gestione dell'albo o la Scuola superiore della pubblica amministrazione locale. I diritti di segreteria percepiti dai professionisti che svolgono funzioni roganti (per scritture private, atti e contratti che abbiano come parti gli enti locali) stanno diventando terreno di scontro e oggetto di aspra contesa nella categoria. La ragione è una delibera (la n.79), approvata in gran segreto il 30 maggio 2007 dall'Agenzia, e non pubblicizzata, per espressa volontà del cda, fino a oggi («la presente delibera non sarà pubblicata all'Albo e alla stessa non sarà data altra forma di pubblicità», aveva deciso il consiglio di amministrazione, e in effetti non ce n'è traccia sul sito www.agenziasegretari.it nella sezione dedicata alle deliberazioni). Nella delibera si riconosce il diritto a percepire la retribuzione extra ai segretari che abbiano lasciato il comune (o le provincia) per prestare servizio presso le sedi centrali e periferiche dell'Agenzia e della Sspal. Il che significa che, secondo l'Agenzia, anche chi materialmente non può rogare nessun atto, perché non lavora più in un ente locale, potrà incassare i diritti di rogito che diventano quindi una componente stabile della busta paga. Tanto che vengono determinati in misura fissa (un terzo dello stipendio).
E qui c'è la prima stranezza. Perché a norma del Tuel (articolo 97 del dlgs 267/2000) le funzioni roganti possono essere svolte solo a favore degli enti locali. Ma c'è di più. La delibera, come detto, definisce i diritti di segreteria una vera e propria «voce stipendiale» da corrispondere, si legge, «nella misura pari a un terzo del trattamento annuo lordo e a far data dai rispettivi provvedimenti di utilizzo» (ossia dalla data del distacco presso l'Agenzia). Ma in realtà solo pochi titolari di sedi (quelli che prestano servizio nelle province e in comuni medio/grandi) raggiungono con i diritti di rogito il tetto di un terzo dello stipendio. Nella maggior parte dei casi i segretari incamerano molto meno. Di qui la richiesta di chiarimenti inviata dai sindacati al presidente dell'Agenzia, Fabio Melilli, e al direttore generale, Giovanna Marini. Il dubbio manifestato è molto semplice. Anche per i segretari in servizio presso i comuni e le province i diritti di segreteria diventeranno una voce fissa dello stipendio? O solo per quelli distaccati presso l'Agenzia e la Sspal, che di atto non ne fanno nemmeno uno? Nella seconda ipotesi, lamentano i sindacati, la delibera solleverebbe fortissimi dubbi circa il rispetto del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. I denari sul piatto non sono pochi.
Ciascun segretario in servizio presso l'Agenzia o la Sspal (circa un centinaio di professionisti distaccati tra sedi centrali e periferiche), potrebbe incamerare circa 30 mila euro l'anno lordi in diritti di segreteria (un terzo dello stipendio medio di un segretario di fascia B). Che poi andrebbero moltiplicati per gli anni di servizio presso l'Agenzia, nata nel 1997 per effetto della legge Bassanini (legge n.127/1997). Il che significa che chi presta servizio nell'istituto fin dai tempi della sua istituzione potrà arrivare a incassare fino a 300 mila euro. Niente male.
Ma nei vostri comuni che fanno i segretari? Nel mio attuale e in quello di provenienza (20 mila abitanti) quasi niente. Fanno i segretari tipo assemblea di condominio.
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