| T O P I C R E V I E W |
| PaoloGros1958 |
Posted - 22/08/2008 : 15:07:55 Ho trovato questa interessante riflessione e la riporto come tale:
"I controlli negli enti locali hanno un protagonista sottovalutato nel quadro di riforma che si e’ delineato: il responsabile dei servizi finanziari. Un ruolo chiave, che permette al ragioniere di essere l'unico, con il parere di regolarità contabile o l'attestazione di copertura finanziaria, a vedere quanto accade nell'ente, con buona pace degli altri controlli, quale quello di gestione o quello - stravagante - definito come strategico. È l'unico controllo che, insieme a quello dell'organo di revisione, è presente in tutti gli enti, dal Comune sperduto di 50 abitanti al capoluogo di regione. Il Tuel lo ha lasciato solo, dopo che il segretario comunale ha perso la prerogativa del visto di legittimità, a tutelare come soggetto super partes la regolarità amministrativa e contabile degli atti. Eppure, ai tempi del visto di legittimità, il segretario comunale era giuridicamente tutelato. Dipendente del ministero dell'Interno, e quindi di fatto inamovibile, figura apicale per eccellenza, addirittura vertice della struttura organizzativa. Il responsabile finanziario, oggi, ha un ruolo - e quindi responsabilità - superiori a quelle del segretario di una volta, eppure può essere serenamente rimosso se, facendo scrupolosamente il suo dovere, dà fastidio al navigatore ovvero quando gli amministratori non hanno l'intelligenza di comprendere che quel bastian contrario non lavora contro di loro, e comunque è al servizio della città, e tutela l'interesse generale. Oggi il responsabile finanziario non è messo in condizione di svolgere serenamente le proprie funzioni. E non possiamo immaginarci una riforma dei controlli che prescinda dalla corretta definizione di questo ruolo, che deve diventare sempre più simile a quella figura che, a livello nazionale, è il ragioniere generale dello Stato. Tutto ciò richiede una modifica dell'articolo 153 del Tuel, almeno per quel che riguarda il comma 1, che attribuisce eccessiva discrezionalità al singolo ente locale in termini di collocazione gerarchica del servizio finanziario e che nulla dice sulla qualificazione professionale del suo responsabile. Il responsabile dei servizi finanziari deve essere una figura apicale. Oggi in alcuni enti, anche capoluoghi e province, si trova subordinato ad altre figure. Anche la sua qualificazione professionale deve essere definita. È possibile che la scelta dei requisiti, per chi esercita un controllo di interesse generale come quello di regolarità contabile e amministrativa, possa spettare al singolo ente? Il ruolo e la sua frequenza giustifica ampiamente l'istituzione di un apposito albo, con conseguenti garanzie (per i cittadini) di competenza dei responsabili ed obblighi (per loro) di idoneità e aggiornamento. Sia pure prerogativa del sindaco la scelta del soggetto (non è così in Francia, ad esempio, dove spetta al Governo), ma, almeno, sia individuato in un elenco di professionisti riconosciuti come tali, e non attraverso un incarico «fiduciario» che può portare a preferire un improvvisato laureato in filosofia o scienze della comunicazione a chi ha titoli ed esperienza nel settore. Creare un albo significherebbe anche dare visibilità a chi vuole svolgere questa professione. Non avrebbe una funzione corporativa, quindi, ma servirebbe a creare un mercato di professionisti. Disse un responsabile finanziario di un comune inglese: «Se cedendo alle pressioni lasciassi andare in crisi il mio ente, non solo verrei licenziato, ma non troverei più un Comune disposto ad assumermi». In Italia oggi le cose vanno in modo molto diverso, ma dobbiamo lavorare perché anche da noi una frase del genere non suoni ridicola. "
NB: Il "nostro albo" , se mai esistera' credo pero' che non fruira' di "un fondo di mobilita'" pagato dai Comuni !!!!!!!!!!!!! Ma ovviamente è solo una mia opinione. |
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