| T O P I C R E V I E W |
| vincenti |
Posted - 30/11/2011 : 11:48:08 dal sito www.anci.it di Angelo Rughetti*
Le linee programmatiche esposte dal Presidente Monti in occasione del voto di fiducia e il dibattito politico evidenziano la necessità di rivedere il sistema tributario nazionale con uno spostamento del prelievo verso i patrimoni e verso i consumi, abbattendo la tassazione sui redditi e soprattutto sul lavoro.
All'interno di questa linea generale possono inserirsi numerose misure fiscali particolari che in parte possono riguardare anche i Comuni, titolari di quote di quasi tutti i tributi sugli immobili. Stiamo parlando di cifre che si aggirano attorno ai 18 miliardi (con l'Ici che da sola ne vale 10). Come ipotizzare soluzioni che aumentino l'autonomia fiscale dei Comuni in cambio di una riduzione di tutte le entrate derivate, o della riduzione delle compartecipazioni ai tributi erariali?
Ci sono soluzioni che determinerebbero un risparmio per lo Stato per minore spesa o maggiori entrate. A regime si potrebbe puntare all'obiettivo di un risparmio per lo Stato di circa 11 miliardi (3 miliardi dalla compartecipazione Iva e 8 legati al fondo di riequlibrio, comprendente imposte dirette sugli immobili per 5,2 miliardi, indirette per 2,1 e cedolare secca per 0,7), legato a un aumento equivalente della fiscalità comunale, al lordo del fondo perequativo che prioritariamente dovrà essere finanziato per livellare le eterogeneità territoriali. Alcune ipotesi che consentirebbero di determinare questi effetti.
La prima si basa sulla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa (gettito certificato di 3,4 miliardi). Lo Stato avrebbe un risparmio netto. I Comuni avrebbero il vantaggio di poter manovrare le aliquote, poter incassare l'Ici sulle nuove costruzioni e sull'accatastamento di abitazioni principali.
Resterebbero circa 4 miliardi nel fondo di riequilibrio da utilizzare come fondo perequativo. La seconda ipotesi prevede l'Ici sulla prima casa con alcune correzioni, da scegliere fra le seguenti: abbassare all'1 per mille l'aliquota base di riferimento per fare in modo che chi ha una sola casa di basso valore possa avere uno sgravio di imposta; alzare al 10 per mille l'aliquota massima (oggi fissata al 7), così da poter dare ai Comuni la necessaria manovrabilità per compensare la minore pressione sugli immobili delle famiglie a basso reddito; definire un'aliquota progressiva proporzionale al valore dell'immobile; un'aliquota progressiva proporzionale al numero e al valore delle abitazioni di proprietà degli stessi (ipotesi molto simile negli effetti alla patrimoniale immobiliare); stabilire che oltre un determinato valore (molto elevato) o dopo un certo numero di abitazioni l'aliquota Ici non possa essere inferiore ad una determinata soglia.
Queste ipotesi andrebbero accompagnate dalla rivalutazione della base imponibile immobiliare, con effetti positivi sui gettiti Ici, Tarsu, Irpef, riducendo il divario fra valore fiscale e commerciale (oggi mediamente stimabile in 3,5). Una rivalutazione del 15% determinerebbe un gettito di 1,2 miliardi circa.
Un'ulteriore ipotesi riguarda l'imposta sui servizi approvata dal Governo Berlusconi: una tassazione a carico di tutti coloro che sono residenti in un Comune, proprietari o inquilini, e su tutti i tipi di abitazione. Questa soluzione farebbe contribuire all'erogazione dei servizi pubblici tutti coloro che ne beneficiano e garantirebbe un gettito di circa 3 miliardi, ottenibile con un'aliquota del 4 per mille (da stima Mef Correttivo), o del 3 per mille (prima stima Ifel). Scelte le soluzioni, andrebbero stabiliti due principi.
Il primo, per la crescita: una parte delle maggiori entrate dei Comuni dovrebbe essere utilizzata per finanziare opere pubbliche al di fuori del Patto. Il secondo, per l'equità e la coesione sociale: fare in modo che vi sia un fondo perequativo, finanziato dal gettito di questa fiscalità, congruo e distribuito secondo i fabbisogni standard.
*Segretario generale Anci |
|
|