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Posted - 04/10/2012 : 21:29:07 Il D.L. sugli enti locali, oggi all'esame del Consiglio dei Ministri, si arricchisce di due ulteriori disposizioni restrittive per la gestione contabile dei comuni.
Tra le novità introdotte nel D.L. sugli enti locali, oggi all'esame del Consiglio dei Ministri, la prima frena l'utilizzo degli avanzi di amministrazione per chi ha chiesto anticipi di cassa, oggi previsti entro il limite massimo dei tre dodicesimi delle entrate; l'altra, prima chiarisce che il fondo di riserva dovrà essere utilizzato per coprire eventuali spese non prevedibili la cui mancata effettuazione può comportare danni all'amministrazione, poi prevede che, se l'ente si trova a utilizzare entrate a specifica destinazione o anticipazioni di tesoreria, il limite minimo del fondo sarà elevato allo 0,45% delle spese correnti.
Inoltre, i comuni non subiranno più il previsto taglio del fondo di riequilibrio: gli importi delle riduzioni da imputare a ciascun ente dovranno essere utilizzati esclusivamente per l'estinzione anticipata del debito, mentre le risorse non utilizzate nel 2012 saranno recuperate l'anno prossimo con le modalità previste dalla spending review. Confermate anche la proroga del termine per la verifica degli equilibri di bilancio, per la dichiarazione Imu e per la modifica delle aliquote e detrazioni Imu, coerentemente con lo spostamento al 31 ottobre del termine per l'approvazione del bilancio di previsione 2012.
Circa l'imposta provinciale di trascrizione, si prevede che il gettito vada all'ente dove il soggetto che richiede la trascrizione ha la residenza o la sede legale. Infine, per determinare l'importo massimo della riduzione del fondo di riequilibrio in caso di mancato rispetto del Patto di stabilità, si chiarisce che il 3% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo va inteso in riferimento all'ultima annualità delle certificazioni al rendiconto di bilancio.
FONTE: ITALIA OGGI |
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| vincenti |
Posted - 05/10/2012 : 14:53:03 Via libera al fondo anti-dissesti per i Comuni in difficoltà finanziaria, stop ai tagli agli ex trasferimenti (fondi di riequilibrio) previsti quest'estate dal decreto sulla revisione della spesa, che vengono trasformati in obbligo di riduzione dell'indebitamento e, in prospettiva, vincolo al pareggio di bilancio in linea con la modifica costituzionale.
Il ricco capitolo dedicato ai bilanci dei sindaci dal "decreto enti locali" esaminato ieri dal consiglio dei ministri conferma le anticipazioni della vigilia, ma lascia ancora aperte domande importanti su alcuni snodi chiave dell'applicazione.
Per i Comuni a rischio crack viene prevista la possibilità di ricevere liquidità anti-emergenza da parte di un fondo rotativo, che poi dovranno rialimentare grazie a un piano di emergenza chiamato anche ad appianare il loro disavanzo e a ridurre strutturalmente la spesa per riportare i conti in ordine in modo stabile.
L'aiuto sarà "meritocratico", perché l'entità della somma concessa sarà proporzionale all'entità di riduzione della spesa e di aumento di entrate tributarie ed extratributarie previsti dal piano di rientro. Per il momento, la norma si limita a fissare un tetto massimo all'assegno messo a disposizione dei Comuni, che non potrà superare i 100 euro ad abitante: per Napoli si tratterebbe di poco meno di 100 milioni di euro, e per Palermo di 66 milioni circa, giusto per citare le prime città candidate all'aiuto. Tutto dipende però dall'entità iniziale del fondo, ancora da fissare.
L'aiuto è pensato per chi non è ancora entrato nella procedura di "dissesto guidato" dalla Corte dei conti introdotta l'anno scorso, per cui potrebbe escludere Reggio Calabria e Ancona, a cui i magistrati contabili hanno dato un termine (già scaduto nel caso di Reggio) per correggere la rotta prima di essere costretti ad alzare bandiera bianca. Il testo circolato ieri prevede però la possibilità di un'anticipazione di risorse per i centri più in difficoltà, al'interno dei quali potrebbero rientrare città come Alessandria che ha da poco dichiarato il default.
L'aiuto, come detto, non sarà un pasto gratis. Per entrare nella procedura il Comune dovrà mettere mano a un piano di rientro (fino a 5 anni, estendibile a 10 in casi eccezionali) in grado di azzerare il disavanzo, tagliare la spesa (almeno il 10% nelle uscite per prestazioni di servizi, e del 25% in quelle per trasferimenti ad altri enti). Il piano deve passare l'esame preventivo da parte della Corte dei conti e di una commissione paritetica fra Viminale ed Economia, e sarà sottoposto a un esame semestrale da parte dello stesso Viminale e della magistratura contabile. Gli enti soggetti al piano dovranno anche pulire i bilanci dalle entrate accertate ma non riscosse, coprire integralmente con le tariffe i costi dei servizi e potranno essere costretti all'aumento delle aliquote e alla riduzione del personale.
Con il decreto esaminato ieri, poi, i sindaci evitano di subire la sforbiciata ulteriore da 500 milioni ai fondi di riequilibrio prevista dal decreto sulla revisione di spesa e ancora da distribuire fra i Comuni. Invece di vedersi tagliare l'entrata, i sindaci dovranno assicurare una riduzione equivalente dell'indebitamento: chi non ce la farà entro la fine dell'anno, si vedrà applicare il taglio nel 2013 (sterilizzandolo dal Patto di stabilità attraverso una riduzione equivalente dell'obiettivo). Resta da capire se la novità si applica solo agli enti soggetti al Patto di stabilità o, come prevede un testo alternativo proposto dalla Ragioneria generale, se si estende (in modo più coerente) anche agli enti con meno di 5mila abitanti.
FONTE: IL SOLE 24 ORE |
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