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| vincenti |
Posted - 24/09/2012 : 21:07:03 Finanza locale, la proposta di Cancellieri per riformare la gestione degli enti
La titolare del Viminale a Varenna per il Convegno di studi amministrativi lancia l'idea di una procedura per evitare i dissesti, in un «sistema di controlli collaborativo e diffuso»
Un'ipotesi di riforma per migliorare la gestione degli enti locali. È la proposta che il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ha portato questa mattina al 58° Convegno di studi amministrativi di Varenna (Lc), intervenendo sul tema controlli e responsabilità negli enti locali nel quadro del rapporto Stato/scriptutonomie dopo l'eliminazione dei controlli preventivi di legittimità (riforma del Titolo V, parte II, della Costituzione).
Il ministro parte da un assunto: «È giunto il tempo di affrontare il tema della gestione finanziaria degli enti locali», perché «la vulnerabilità del sistema economico di un singolo ente locale espone l'intero sistema Paese». Una «sfida importante» anche in un'ottica di «coerenza con il quadro comunitario».
Due i presupposti: una situazione «a macchia di leopardo», con enti in gravi difficoltà accentuate dalla recessione; la necessità conseguente di innovare il sistema di controlli e rafforzare la responsabilità delle figure interne agli enti, per puntare ad una sana gestione che porti al riequilibrio della finanza locale.
La strada indicata è introdurre una sorta di procedura di pre-dissesto per una nuova fattispecie di enti, quelli in grave squilibrio finanziario. Per questi è necessario pensare a strumenti di risanamento per evitare la dichiarazione di dissesto, che comporta di solito per le comunità servizi meno efficienti e aumento delle tariffe.
Si potrebbe pensare, ha spiegato Cancellieri, ad una «procedura di risanamento pluriennale», ad esempio attraverso «l'utilizzo di risorse dal Fondo perequativo già a disposizione degli enti locali, compatibilmente con le politiche di bilancio pubblico del governo».
Ma il risanamento pianificato non basta. Per la titolare del Viminale è infatti indispensabile dare più peso alla responsabilità degli enti in fatto di trasparenza sulla gestione finanziaria, soprattutto nei confronti dei cittadini, che solo così possono esercitare forme di controllo sociale. Da questo punto di vista sono figure centrali i segretari comunali e provinciali, i revisori contabili - ora esterni all'ente dopo l'istituzione dell'elenco dei revisori degli enti locali - e i dirigenti dei settori economico-finanziari.
In una prospettiva di riforma un ruolo fondamentale spetta alla Corte dei Conti e al ministero dell'Interno, per mettere in atto un controllo 'collaborativo' basato sul monitoraggio costante della documentazione inviata dagli enti e studiare percorsi assistiti a favore di quelli in difficoltà, attraverso agevolazioni e deroghe. L'obiettivo finale è, per Cancellieri, un «sistema di controlli diffuso» che chiami in causa «l'etica del servizio e, in definitiva, la cultura della legalità».
Nelle pause del convegno il ministro ha affrontato con la stampa altri temi d'attualità: disoccupazione, che «può diventare un problema di ordine pubblico, ma siamo comunque molto attenti e vigili», sicurezza e spending review, ribadendo che lo scopo è «spendere meglio mantenendo i livelli essenziali». Affrontato anche il tema delle agitazioni di questi ultimi giorni nel mondo islamico, fenomeni rispetto ai quali c'è «sana attenzione ma non particolare preoccupazione». |
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| Hunter |
Posted - 03/10/2012 : 10:40:33 Un dubbio: se un Ente è strutturalmente deficitario in base all'art. 242 del TUEL ma non è nelle condizioni da dissesto dell'art. 244 che succede ... oggi? Niente! Magari la nuova normativa pre-dissesto dovrebbe prevedere che scattino eventuali misure di controllo-guida prima che si arrivi all'irreparabile. Non vorrei (come sempre) che si chiuda la stalla .... dopo che siano scappati i buoi!!! |
| 85st |
Posted - 25/09/2012 : 13:15:02 È l'idea del fondo rotativo a spianare la strada al «paracadute anti-dissesto» che insieme alla proroga della dichiarazione Imu al 31 ottobre potrebbe rappresentare il piatto forte del decreto enti locali in arrivo al prossimo Consiglio dei ministri. A spingere lo strumento sono gli allarmi sempre più intensi che arrivano dai conti di alcune grandi città, che rischiano di riportare i bilanci comunali sotto i riflettori della cronaca della crisi.
Il meccanismo, che il Governo sta definendo in questi giorni, è quello di un fondo in grado di dare liquidità ai Comuni in difficoltà. Si vuol intervenire prima che sia necessario alzare bandiera bianca, commissariare il Comune e spingere al massimo aliquote dei tributi e tariffe dei servizi. La finanza pubblica, però, di questi tempi non offre pasti gratis e quindi per accedere al fondo il sindaco si dovrà impegnare a restituire il prestito; questa dinamica, nelle intenzioni del Governo, permetterebbe di continuare ad alimentare il fondo, che sarebbe così in grado di intervenire per altri Comuni.
Questo permette di partire con la sola dotazione finanziaria necessaria ad avviare il sistema (la cifra è ancora oggetto di valutazione, e le ipotesi allo studio sono varie); per garantire che il sistema regga, il pacchetto prevederà però forti condizioni per il Comune aiutato. Il via libera ai fondi sarà infatti condizionato alla sottoscrizione di un piano di rientro a tutto campo, che oltre a garantire la restituzione delle risorse prese a prestito imporrà di tagliare la spesa corrente, con un'attenzione particolare a quella di personale (e quindi ai livelli di assunzioni consentiti) e di rientrare dall'indebitamento in eccesso; clausole ad hoc potrebbero riguardare anche l'estinzione dei debiti commerciali.
L'esigenza di correre ai ripari nasce, come accennato, dall'allarme sui conti di alcune città. Tra queste, per le dimensioni del bilancio, primeggia Napoli, dove preoccupa la situazione della cassa: manca ancora all'appello il rendiconto 2011 e il giudizio dei revisori sul preventivo 2012 è severo. I controllori in particolare, oltre a contestare l'applicazione di un avanzo del 2011 la cui esistenza «rischia di essere categoricamente smentita» dalla realtà, chiedono al Comune di fare ordine nei conti varando un bilancio consolidato con quello delle partecipate: un problema non da poco, visto che, sempre secondo l'analisi dei revisori, nelle 22 aziende legate a palazzo San Giacomo (con oltre 9mila dipendenti) cova un debito da 1,3 miliardi di euro, che si aggiunge agli 1,6 miliardi di passivo dell'ente. Anche a Palermo la spia più evidente del problema si è accesa nelle società, a partire dalla Gesip in liquidazione i cui 1.805 dipendenti sono senza stipendio da quando è scaduta la proroga del contratto di servizio. E, da Foggia ad Ancona, senza contare Reggio Calabria, non sono pochi i Comuni sulla graticola.
FONTE: IL SOLE 24 ORE |
| vincenti |
Posted - 24/09/2012 : 21:09:31 Rispunta l'ipotesi delle norme «anti-dissesto» che potrebbero trovare spazio già in settimana nel decreto enti locali atteso alla prossima riunione del Consiglio dei ministri.
Nel provvedimento, oltre allo slittamento al 31 ottobre dei termini per la presentazione della dichiarazione Imu e al 30 novembre della scadenza per l'approvazione dei riequilibri di bilancio, potrebbero trovare spazio le regole "preventive" del default che erano state ipotizzate prima dell'estate, ai tempi del decreto sulla revisione di spesa. Anche in questo caso, la sorte delle norme dipende dal nodo della copertura finanziaria.
Alla base del nuovo meccanismo ci sarebbe infatti un fondo rotativo in grado di fornire liquidità ai Comuni più in difficoltà per evitare di farli piombare nel default vero e proprio. Secondo la stessa filosofia che guida gli aiuti della Bce ai Paesi che non saranno in grado di finanziarsi da soli sul mercato dei titoli sovrani, anche l'intervento del fondo sarebbe tutt'altro che gratuito per gli enti interessati. La condizione per accedere alla misura, infatti, sarebbe la sottoscrizione di un piano di rientro quinquennale, con forti vincoli concentrati in particolare su due fronti: l'obbligo di una riduzione, concordata ma consistente, dei livelli di spesa corrente e una revisione "su misura" degli spazi assunzionali e della politica del personale, da sottoporre ovviamente a limiti più stringenti di quelli previsti dalla normativa nazionale per la generalità degli enti.
L'intera dinamica del piano di rientro quinquennale dovrebbe poi essere sottoposta a un controllo esterno continuo, da effettuare prima di tutto attraverso relazioni semestrali da inviare alla Corte dei conti.
Come accennato, l'idea su cui si basa l'ipotesi che sta prendendo forma è da tempo sul tavolo dei tecnici del Governo. A farla nascere sono i problemi crescenti che si riscontrano nei conti di alcuni enti, per esempio il Comune di Napoli e quello di Foggia, insieme ad altri enti del Mezzogiorno (un allarme riguarda ad esempio Reggio Calabria) e non solo (Ancona).
All'indomani dei dati sul gettito dell'acconto Imu, però, l'emergenza si è estesa a macchia d'olio, e anche dopo l'ultima revisione delle stime da parte dell'Economia l'Anci parla di 1.500 Comuni in difficoltà gravi o gravissime perché i frutti dell'imposta nel loro territorio sono stati minori del previsto. Proprio questo problema ha spinto il Viminale a lavorare all'anticipo delle rate residue dei fondi di riequilibrio, ma la corsa potrebbe non essere sufficiente a salvare tutti. Sul panorama, poi, incombe l'ulteriore sforbiciata da 500 milioni di euro, che saliranno a 2 miliardi nel 2013, chiesta dal decreto sulla revisione di spesa.
Dal punto di vista delle vie d'uscita in caso di problemi gravissimi, la normativa offre oggi solo il dissesto "controllato" dalla Corte dei conti, che quando incontra falle irreparabili nei conti può spingersi fino a condurre l'ente verso il default. Questa procedura, che ha già interessato Castiglion Fiorentino e Alessandria ed interessa ora altre città (fra cui appunto Ancona e Foggia), ha il pregio di aver aggiunto un controllo più stringente sui casi di disordini contabili, ma presenta anche il difetto dei tempi lunghi.
Prima di arrivare al dissesto, che fa scattare l'obbligo di fissare ai massimi di legge aliquote e tariffe, gli obblighi di contraddittorio fra magistrati ed ente rischiano di lasciar aggravare ulteriormente la situazione. Di qui, secondo i fautori, l'esigenza della nuova normativa, che in questi giorni vivrà una fase decisiva nella ricerca delle risorse indispensabili a farla partire.
FONTE: IL SOLE 24 ORE |
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