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 Fondo per residui attivi

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T O P I C    R E V I E W
vincenti Posted - 24/07/2012 : 19:07:20
L'operazione pulizia sui conti degli enti locali potrebbe essere graduale. Nel mirino ci sono i residui attivi (i crediti non riscossi dagli enti ma contabilizzati ugualmente per far quadrare i bilanci nonostante molto spesso siano di vecchia data e senza più alcuna possibilità di essere recuperati, ndr) contro cui il decreto legge sulla spending review (dl n. 95/2012) ha dichiarato guerra.
Prevedendo che già a decorrere dall'esercizio finanziario 2012, le amministrazioni debbano iscrivere nei preventivi un fondo svalutazione crediti non inferiore al 25% dei residui attivi aventi anzianità superiore a cinque anni.

Dagli emendamenti che i relatori Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta inizieranno a concordare già oggi col governo (si punta infatti a un'accelerazione dell'iter del provvedimento che potrebbe approdare in aula prima della data programmata del 26 luglio) spunta l'idea di allentare la stretta sugli enti locali in modo da consentire una transizione soft verso le nuove regole che preveda il tetto del 25% come obiettivo finale di un processo di risanamento dei conti a cui arrivare gradatamente.

Tra le altre novità a cui stanno lavorando i due relatori ci sarà sicuramente una piccola proroga nel procedimento di riordino istituzionale delle province. Verrà rinviata «a settembre» la dead line entro cui i Consigli delle autonomie locali (Cal) dovranno pronunciarsi sui criteri (350 mila abitanti e 2.500 kmq) approvati venerdì scorso dal consiglio dei ministri.

E modifiche sono in arrivo anche sul fronte delle dismissioni obbligatorie delle società in house, una materia su cui si sono concentrate tutte le manovre di bilancio degli ultimi anni (dal dl 78/2010 al dl 138/2011). Il problema è di coordinare le norme della spending review (che prevedono lo scioglimento entro il 31 dicembre 2013 o alienazione, con procedure a evidenza pubblica, delle partecipazioni entro il 30 giugno 2013) con quelle preesistenti, salvaguardando le gestioni più virtuose.

Non sembrano invece esserci margini per un ripensamento sulla norma che impone alle casse di previdenza dei professionisti di ridurre i costi del 5-10%, per versare il ricavato nelle casse dello stato, ai fini del risanamento di bilancio. Pichetto Fratin è stato categorico: «Il tema per il momento non è all'attenzione del governo».
Ciò che invece l'esecutivo e i relatori saranno chiamati a valutare con grande attenzione è il capitolo dei tagli agli enti locali: 2,5 miliardi ai comuni e 1,5 alle province nei prossimi due anni. Una falcidia che mette a rischio l'erogazione dei servizi ai cittadini. L'allarme è stato rilanciato ieri dal presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione. Quale che sia, infatti, il prossimo futuro delle province, il presente racconta di problemi imminenti con cui sarà difficile confrontarsi. «Non siamo nelle condizioni di poter assicurare l'apertura dell'anno scolastico», ha tuonato Castiglione secondo cui «la metà delle province andrà in dissesto».

Castiglione punta l'indice contro il commissario del governo per i tagli alla spesa, Enrico Bondi, che «ha considerato nei consumi intermedi, che vanno eliminati, alcuni servizi essenziali che le province gestiscono per conto delle regioni, che vanno dalla manutenzione degli edifici scolastici ai trasporti pubblici locali alla formazione professionale». Secondo il presidente dell'Upi le province dovrebbero operare tagli pari a «176 milioni quest'anno, anziché 500 milioni, e a 352 milioni l'anno prossimo, anziché 1 miliardo».

Cosa fare allora se il testo non cambiasse, nonostante i numerosi emendamenti bipartisan in tal senso? Castiglione è drastico: «Dovremo andare dal ministro Profumo a dire che non abbiamo le risorse per gli edifici scolastici».

E intanto anche i comuni sono sul piede di guerra. Oggi vicino al senato ci sarà il sit-in dei sindaci contro gli effetti della spending review sugli enti locali. Per i primi cittadini «il decreto sulla revisione della spesa, così come impostato dal governo nella parte dei tagli alla spesa pubblica, non è accettabile. Si tratta per ora di tagli lineari e sui servizi, ma non di tagli agli sprechi. Così facendo l'unica alternativa che ci resta è quella di alzare la tasse», ha spiegato nei giorni scorsi il presidente dell'Anci Graziano Delrio lanciando l'iniziativa.

In piazza ci saranno anche i sindacati. Rossana Dettori e Giovanni Torluccio, segretari generali della Fp Cgil e della Uil Fpl hanno annunciato la partecipazione delle rispettive sigle alla manifestazioni dei comuni perché «colpire i comuni significa colpire il cuore del paese».

FONTE: ITALIA OGGI
3   L A T E S T    R E P L I E S    (Newest First)
vincenti Posted - 01/08/2012 : 20:40:40
I bilanci preventivi comunali sono da rifare e le possibilità per i sindaci di arrivare alla scadenza del 31 agosto con un quadro definitivo della propria situazione finanziaria sono praticamente nulle.

A imporre la riscrittura dei conti anche ai tanti Comuni che avevano chiuso il bilancio senza attendere l'ultima proroga è l'obbligo di istituire fin dal preventivo di quest'anno un fondo di svalutazione pari almeno al 25% delle entrate tributarie ed extratributarie accertate - entro il 2006 compreso - ma non ancora riscosse (si tratta dei residui attivi dei titoli I e III dell'entrata). Dietro a questa misura, pensata come strumento di garanzia per "pulire" i bilanci da vecchie entrate mai tradottesi in realtà ma impiegate per coprire spese effettive, si è svolto in Senato un dibattito acceso, con una pioggia di emendamenti che hanno provato senza successo a rimandare l'appuntamento con il fondo di garanzia alla fine del 2012 o dall'anno prossimo.

Dalla Commissione, la norma è uscita intatta, e il suo impatto effettivo dipende naturalmente dalla condizione dei singoli Comuni: dove i residui attivi non sono troppi (come a Firenze), o dove esiste un fondo di svalutazione consistente che alla luce della nuova norma va solo ritoccato (per esempio a Torino), l'ostacolo non è insormontabile, ma non sono poche le situazioni diverse.

Il caso limite è a Napoli, non solo per le cifre in gioco ma anche per la loro incertezza: di fronte alla montagna di entrate accertate e non riscosse iscritta nel consuntivo 2010 (oltre 3,3 miliardi di euro, fra i quali 700 milioni, relativi a entrate tributarie ed extratributarie, risalgono a prima del 2007 e sono coinvolti dal nuovo obbligo di copertura), la Giunta guidata da De Magistris ha deciso di sospendere la costruzione del consuntivo 2011 nel tentativo di capire con quali criteri i residui siano arrivati fino agli ultimi conti. I revisori dei conti sottolineano che la dotazione del fondo di svalutazione (quasi dimezzato lo scorso anno nello sforzo di coprire altre emergenze) è «assolutamente inadeguata».

Prima di (ri)costruire il fondo, comunque, i revisori dei conti dei Comuni potranno ripassare al setaccio i vecchi residui, ed escludere dall'obbligo di copertura quelli che, carte alla mano, non si sono trasformati in entrate ormai inesigibili (la regola chiede di certificare l'esistenza delle ragioni di credito e «l'alto tasso di riscuotibilità»).

Non è comunque solo il problema dei residui attivi (destinato a ingigantirsi nel prossimo anno con l'arrivo delle quote inesigibili da parte di Equitalia, quando l'agente nazionale uscirà dalla riscossione locale) a imporre di rimettere gli occhi sui conti anche nei molti enti che avevano archiviato il nodo preventivi. Una buona notizia, confermata dal passaggio in commissione, arriva sui mutui, dal momento che il tetto alla spesa per interessi passivi che blocca ogni indebitamento (8% di entrate da tributi, tariffe e trasferimenti nel 2012, 6% nel 2013 e 4% dal 2014) si intende riferito al singolo anno, per cui è possibile accendere mutui che portano a sforare il limite nell'anno successivo.

Sull'intero panorama dei conti locali, comunque, pesano il taglio ulteriore da mezzo miliardo introdotto già per il 2012, i cui criteri di distribuzione vanno definiti entro il 30 settembre, e il patto di stabilità regionalizzato rilanciato dagli incentivi introdotti in commissione. I numeri veri, insomma, si sapranno solo nel tardo autunno.

FONTE: IL SOLE 24 ORE
Andrea Posted - 26/07/2012 : 12:43:51
IN CASO DI INCAPIENZA CON LE DISPONIBILITA DI BILANCIO CORRENTE COME FINANZIATE IL 25% DEI RESIDUI DA APPOSTARE SUL FONDO SVALUTAZIONE CREDITI.
vincenti Posted - 25/07/2012 : 21:40:05
Calendario più lungo per attivare il fondo di svalutazione sui residui attivi (le vecchie entrate accertate ma non riscosse), esclusione delle società strumentali attive nelle funzioni fondamentali dei Comuni e nella cultura dalla tagliola generalizzata, una clausola sociale per quelle che comunque dovranno chiudere i battenti. Sono i punti del capitolo enti locali su cui hanno lavorato fino alla tarda serata di ieri i relatori alla legge di conversione del Dl sulla revisione di spesa. Ritocchi che mirano a risolvere alcuni problemi applicativi ma non cambiano la sostanza e i pesi dell'intervento, amara per gli amministratori locali.

Lo conferma l'incontro, «andato malissimo» secondo il presidente dell'Anci Graziano Delrio, che si è tenuto ieri tra il ministro Piero Giarda e una delegazione dei sindaci dopo la manifestazione al Senato.
Sul fondo di svalutazione, che chiede di mettere da parte fin dal preventivo 2012 una somma pari alle entrate tributarie ed extratributarie risalenti a prima del 2007, mai riscosse e ora inesigibili, l'ipotesi è quella di allungare i tempi. I relatori lavorano a una scansione dell'obbligo in due-tre anni, ma l'alternativa potrebbe essere quella di rimanere ancorati al 2012 ma non vincolando l'obbligo al preventivo, ragionando sugli utilizzi degli avanzi per dare qualche mese in più agli enti.

Le cifre in gioco sono importanti: nei Comuni i residui più vecchi di 5 anni sono 2,3 miliardi: quasi 700 milioni si concentrano a Napoli, 180 sono a Palermo mentre a Torino sono 257 (e non 499 come erroneamente riportato ieri). Lo scopo della norma è evitare di finanziare spese reali con avanzi basati su fondi inesistenti, ma sui tempi si discute perché nei Comuni in cui queste entrate sono effettivamente inesigibili e mancano fondi di garanzia l'obbligo immediato imporrebbe di bloccare risorse ulteriori.

Partita aperta anche sulle società strumentali, che secondo il Dl varato dal Governo dovrebbero essere tutte alienate o sciolte entro il 2013. In questo caso l'idea è di escludere dalla tagliola le realtà attive nelle funzioni fondamentali dei Comuni (riscritte dallo stesso decreto) e nella cultura, anche per evitare, come spiega Paolo Giaretta (Pd, relatore insieme a Gilberto Pichetto Fratin, del Pdl) «effetti indesiderati su realtà importanti come la Fenice o l'Arena». Prevista anche l'introduzione di una clausola sociale, per inserire la tutela dell'occupazione tra gli elementi di valutazione nei bandi. Nessun intervento in vista, almeno per ora, sul versante delle liberalizzazioni.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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