Nota: E' necessario essere registrati per postare un messaggio. Per registrarti, clicca qui. La registrazione e' gratuita!
T O P I C R E V I E W
tpa
Posted - 25/06/2012 : 22:07:38 Risultati concreti quelli prodotti dal confronto tra governo e Upi sul tema caldo del riordino delle Province. La realizzazione del progetto, avvenuto in una prima parte a livello tecnico, ha subito una brusca accelerazione pochi giorni fa nel corso di un incontro tra i vertici dell'Unione delle Province con i ministri Patroni Griffi, Cancellieri e Giarda.
Il progetto, concorda il vicepresidente dell'Upi e presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, cammina di pari passo con la nascita delle 10 città metropolitane e, soprattutto, «consentirà una riduzione dei costi di circa 5 miliardi di euro, che conferma la bontà del piano che avevamo presentato come Upi circa 6 mesi fa, il tutto in nome delle nuove competenze di area vasta, che rappresentano un'utile novità». Il nuovo aspetto di questi enti istituzionali dovrebbe essere reso noto con un decreto che il governo dovrebbe presentare entro fine mese, che poi sarà presentato a Bruxelles dal presidente del Consiglio Mario Monti.
Dai tagli, che solo il pre-consiglio di oggi confermerà se inserito nel decreto sulla spending review o in un altro provvedimento, resterebbero escluse le province capoluogo e quelle delle regioni a statuto speciale, e questi dovrebbero essere realizzati sulle province sotto 300 mila, per cui verrebbero meno circa 40 amministratori, o 350 mila abitanti e meno 50 amministratori circa, facendole diventare così enti di secondo livello, «ma senza il principio del taglio indiscriminato», tenendo conto anche delle dimensioni territoriali, (si sta lavorando su una base di 3mila km quadrati di un numero minimo di comuni che corrisponde a 50).
Se fossero confermate le anticipazioni del decreto, in Toscana, per esempio, resterebbe solo Firenze e in Emilia Romagna soltanto Bologna. Da questi criteri scientifici resterebbero escluse le Province di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta, mentre non sfuggirebbero, invece, le altre regioni a statuto speciale: il Friuli perderebbe Pordenone e Gorizia; in Sicilia su 9 province sopravvivrebbero solo Palermo, Messina, Catania e Agrigento; in Sardegna Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Nel Veneto l’unica sacrificata sarebbe Rovigo che è sotto in tutt’e tre i parametri.
Venezia, che è sotto di due (superficie e numero dei Comuni), si salva perché è capoluogo di regione. Tutti i capoluoghi di regione fanno eccezione, Venezia doppiamente, perché dovrebbe essere il centro dell’area metropolitana. La Provincia di Venezia scomparirà solo quando nascerà la città metropolitana di Venezia. In compenso si salva alla grande la Provincia di Belluno, a posto con due parametri su tre.
Una sforbiciata che dovrebbe comportare circa 1 miliardo di euro di risparmi. Altri, circa 2,5 miliardi, ne potrebbero derivare con la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato (prefetture, sovrintendenze, motorizzazione, provveditorati e altro), vecchio cavallo di battaglia dell'Upi. Un altro miliardo di risparmi potrebbe poi essere prodotto dall'abolizione di enti e agenzie a livello provinciale. «Il dato interessante - spiega Saitta - è che il governo si è reso conto che la spending review non può essere fatta con il numero delle attuali Province, ma anche con l'attuale realtà degli uffici periferici dello Stato.
Ho girato l'Italia - avverte - e credo che qualche resistenza a questo progetto di riforma possa esserci da parte di qualche ente, ma ci si sta rendendo conto che le fusioni sono importanti, come anche le competenze di area vasta: solo così si creano enti territoriali forti». L'Upi, ammette Saitta, non sa ancora se il decreto del governo si occuperà anche delle funzioni, «ma lo invito a farlo quanto prima - suggerisce - precisando bene le competenze rispetto a Regioni e Comuni, perché solo così si può garantire la responsabilità». L'impegno da parte dell'esecutivo a tagliare gli enti periferici statali, aggiunge l'esponente dell'Upi, «dimostra che si sta agendo con coraggio».
Il nuovo scenario delle Province «mi sembra più aderente alle esigenze economiche di oggi, anche rispetto al resto dell'Europa dove da tempo sono presenti gli enti di secondo grado, soprattutto nel momento in cui i Comuni, tranne quelli metropolitani, non possono occuparsi di strade, urbanistica, trasporti, rifiuti e magari di edilizia scolastica, su cui stiamo discutendo». Sull'elezione dei Presidenti delle Province, osserva ancora Saitta, «deciderà il Parlamento dopo l'accorpamento e le funzioni, però penso che un ente come questo non possa e non debba esasperare i localismi, rischio che non si correrebbe al contrario con l'elezione diretta».
Il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, ha affermato di accogliere positivamente «la convergenza dei partiti intorno alla proposta di riforma delle Province cui Upi e governo stanno lavorando. Un clima di collaborazione e di rispetto delle autonomie non può che favorire il raggiungimento degli obiettivi che tutti ci poniamo: razionalizzare l'amministrazione pubblica sui territori e riqualificare la spesa».
Castiglione ha ricordato, inoltre, che «la proposta su cui stiamo lavorando, che parte da quella avanzata dall'Upi sei mesi fa, non prevede il solo accorpamento delle Province, ma interviene per creare un vero sistema di governo locale efficiente e moderno». «Accanto alla riduzione del numero ci sarà quindi una chiara assegnazione alle Province di funzioni fondamentali tipiche del governo di area vasta - continua - Intorno alle nuove Province andrà ridefinito l'assetto degli uffici periferici dello Stato, con la stessa riduzione di questure, prefetture, uffici scolastici, agenzie del territorio».
«Cosi come, perché la riforma possa raggiungere l'obiettivo del risparmio di 5 miliardi che noi abbiamo stimato, si dovranno tagliare gli enti strumentali, i consorzi, le agenzie e le società regionali, riportando in capo a comuni e Province le funzioni che queste svolgono. Sono fiducioso – ha concluso Castiglione - che potremo discutere dei primi passi compiuti grazie al lavoro di collaborazione che si è instaurato con il governo e che oggi è sostenuto dai partiti, già martedì prossimo, all'assemblea delle Province italiane»