| T O P I C R E V I E W |
| piscino |
Posted - 02/09/2011 : 13:23:01 “Situazione disastrosa”. Così i vertici dell’Anci hanno commentato le ultime modifiche alla manovra economica del governo, alla luce degli emendamenti presentati ieri dal relatore Azzollini e dell’incontro tra governo ed enti locali a Palazzo Chigi. Nessuna risposta alle richieste avanzate dall’Anci sulla rimodulazione del Patto, tagli diminuiti solo in minima parte e nessuno stralcio dell’articolo 16 sui piccoli Comuni.
Quest’ultimo, invece, è stato completamente riscritto, con una formula giudicata “incommentabile” dal vicepresidente dell’Anci Enrico Borghi. Ma quali sono le principali disposizioni previste per i piccoli Comuni?
Leggendo l’emendamento Azzollini salta agli occhi innanzitutto la rimodulazione dei consigli comunali e delle giunte nei Comuni con meno di 10 mila abitanti. In particolare, si legge nel testo, “per i Comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti il Consiglio comunale e' composto, oltre che dal sindaco, da 6 consiglieri (sparisce la giunta, ndr); per i Comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino 3.000 abitanti, il Consiglio comunale e' composto, oltre che dal sindaco, da 6 consiglieri e il numero massimo degli assessori e' stabilito in 2; per i Comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 5.000 abitanti, il Consiglio comunale e' composto, oltre che dal sindaco, da 7 consiglieri e il numero massimo degli assessori e' stabilito in 3; per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 e fino a 10.000 abitanti, il Consiglio comunale e' composto, oltre che dal sindaco, da 10 consiglieri e il numero massimo degli assessori e' stabilito in 4”.
I Comuni con meno di mille abitanti, a fronte della scomparsa della giunta, avranno l’obbligo di costituirsi in Unioni di Comuni per gestire in forma associata tutte le funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici. Ogni Unione dovrà raggiungere la soglia di 5 mila abitanti (3 mila per le comunità montane), sebbene la Regione competente potrà modificare questa soglia entro due mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Per l’istituzione degli organi delle Unioni, poi, è previsto che il sindaco e due consiglieri (di cui uno di minoranza) per ogni Comune entrino a far parte del Consiglio dell’Unione, che eleggerà il presidente, al quale spetteranno funzioni da primo cittadino (ad eccezione di quelle svolte in qualità di ufficiale di governo).
L’emendamento Azzollini, infine, stabilisce che a partire dal 2013 “le disposizioni vigenti in materia di Patto di stabilità interno per i Comuni trovano applicazione nei riguardi di tutti i Comuni con popolazione superiore a 1000 abitanti". Fino ad oggi la soglia era quella di 5000 abitanti: da qui il sensibile allargamento della platea dei Comuni soggeti al Patto, che passeranno dal 30 al 76%. |
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| vincenti |
Posted - 05/09/2011 : 15:05:30 “L'estensione del Patto di stabilità ai piccoli Comuni strozza gli investimenti, comprime l'economia e impedisce ogni attività comunale di salvaguardia ambientale o di sicurezza idrogeologica”.
Lo afferma Enrico Borghi, vicepresidente Anci con delega alle aree montane, commentando le modifiche proposte dal relatore all'articolo 16 della manovra in materia di piccoli Comuni, che tra le altre cose prevedono l'assoggettamento al Patto di stabilità interno dal 2013 per gli enti da 1000 a 5000 abitanti e dal 2014 per le Unioni di comuni con popolazione inferiore ai 1000 abitanti.
“Anche il mondo dell'economia e delle imprese si sta accorgendo -continua Borghi- che questa misura implica una drastica riduzione delle spese per investimento, con effetti fortemente negativi su popolazioni già provate dalla crisi economica e con ripercussioni pesantissime sul sistema delle imprese legate al ciclo degli appalti pubblici.
Il colpo sarebbe ancora più pesante per i territori di montagna, dove i Comuni e le loro forme associative sono chiamati a dover fare investimenti spesso straordinari e indifferibili legati all'assetto idrogeologico, alla manutenzione ambientale, all'anticendio boschivo - prosegue - Con queste norme si ingessano i bilanci comunali, si impedisce ai Comuni di intervenire, e quindi alla prossima frana, alla prossima alluvione o al prossimo incendio ci chiediamo chi costruirà i paramassi, chi realizzerà gli argini, chi metterà in sicurezza i territori”. |
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